DANZA & BENESSERE

Espansione europea del balletto prima e dopo la rivoluzione francese

Espansione europea del balletto prima e dopo la rivoluzione francese

Ci troviamo nella seconda metà del XVIII secolo, un periodo storico ed artistico nel quale il balletto (chiamato all’epoca di “Azione”) francese inizia ad espandersi in tutto il resto d’Europa, mentre quello italiano (riconosciuto come balletto pantomimico ed anche balletto popolare) inizia anch’esso a conquistare rilievo all’interno delle varie Corti d’Europa.

In pratica esistono tutti questi 3 sistemi di balletto che spaziano all’interno dei reami europei.

E’ qui che la danza di Noverre (il balletto d’azione francese) giunge fino alle mura dell’Opera della capitale e svolge la funzione primaria di fattore di abbandono delle antiche maschere e del rispettivo passato stile coreografico.

Presso la famosa Opera di Parigi nasce dunque un completo e rinnovato stile basato esclusivamente sull’estetica del neoclassicismo, tanto da giungere alla creazione di figure come quella dell’arabesque, una delle ancora oggi più note della danza classica, nella quale una delle gambe viene rivolta verso l’alto “en air”, mentre le braccia vengono allungate nel verso opposto.

In tutto il balletto francese prerivoluzionario, iniziano a prendere forma rappresentazioni un poco più spiritose nel loro contesto, spesso rivolte anche alla vita contadina e rurale, pur mantenendo la classicità tecniche del balletto.

Uno dei simboli del balletto romantico sono i sandaletti Greci, le calzature che diventano un must nel settore spettacolo dell’epoca, nascendo direttamente dagli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano, partiti nel 1738 e trasformandosi in una vera e propria moda.

Sono questi gli antichi segnali che riporteranno tutta l’estetica dei balletti, verso gli anni 90’ del diciottesimo secolo, ai soggetti e sceneggiature di stampo mitologico, appartenenti in particolar modo alle vicende dell’antichità romana.

Tutto questo però non va a sovrapporsi completamente a ciò che nacque appena prima, non impedendo quindi agli artisti coreografi e danzatori di continuare quello che era stato iniziato durante il periodo neoclassico ed al relativo mondo contadino che ebbe enormi successi (durante il regno di Re Luigi XVI).

Ad ogni modo nasce questa nuova linea parallela che crea a sua volta nuovi protagonisti di spessore quali: Vestris, Gradel e Dauberval.

In questo filone protagonisti anche i nuovi costumi, discendenti anch’essi dalla particolarità della moda greco/romana, sviluppatosi in pieno periodo rivoluzionario.

Le nuove vesti consentono alle danzatrici di effettuare particolari tipi di movimenti senza problemi sia in altezza che in ampiezza, aggiungendo ulteriore spettacolarizzazione coreografica e libertà nel danzatore stesso.

Nel balletto di origine italiana invece si erge l’eccellenza del rapporto che intercorre tra pantomima e ballo, all’interno di uno stile storico che cerca in ogni sua forma la rappresentazione sublime delle gesta eroiche delle guerre del passato.

Esistono inoltre artisti che uniranno lo stile italiano con quello di Francia e che, durante la rivoluzione di quest’ultima, anche se la tendenza neoclassica guarda verso soggetti astratti e miti leggendari, le antiche gesta reali rimangono comunque un ottimo pretesto di rappresentazione, sia come genere legato all’introspezione umana sia come genere legato ai sentimenti dell’essere umano: il balletto romantico parte proprio da queste basi.

Ricordiamo due delle aperture teatrali più clamorose che diedero nuova linfa vitale al palcoscenico del balletto: il Teatro alla Scala di Milano (1778) e il Gran Teatro la Fenice di Venezia (1792).